Miguel Serrano su Carl Gustav Jung e Adolf Hitler

Il maestro mi disse:
"Hitler è un essere straordinario. Non è esistito al mondo un uomo con la volontà di Hitler. È l'essere dalla volontà assoluta (Shudibudishvabhaba). Hitler l'ho visto in astrale e lui pure mi ha visto. Hitler ha la capacita di trapassare volontariamente l'astrale.

Miguel Serrano su Carl Gustav Jung e Adolf Hitler

Questo si ottiene unicamente grazie all'iniziazione. E quando non è così si è arrivato a questo mondo volontariamente per compiere una missione, si è un essere altamente evoluto, un Boddhisattva, un Tulku. In questo caso non si ha bisogno di un'iniziazione, poiché si è l'incarnazione di una divinità. È possibile che Hitler lo sia".

II Maestro faceva sempre uso di parole sacre per riferirsi a temi sacri. II Professor C.G. Jung, dovendo muoversi nel mondo profano delle scienze attuali, della psicologia, tratto questo stesso tema da un punto di vista scientifico. Ma fece dichiarazioni su Hitler assolutamente straordinarie a H. R. Knickerbocker, in un'intervista che apparve pubblicata in Hearst International Cosmopolitan, a New York, nel gennaio del 1939.

Ecco ciò che disse Jung:
"Hitler è un vaso spirituale, una semi-divinità; ancor meglio, un Mito. Mussolini è un uomo e, conseguentemente, nell'Italia fascista ogni cosa ha un carattere più umano che nella Germania nazista, in cui le cose si danno per rivelazione. Come uomo, Hitler appena esiste. In ogni caso, egli sparisce dietro il ruolo. Io ho visto il Duce ed il Fuehrer insieme, quando Mussolini restituì la visita ufficiale. Ebbi la buona sorte di trovarmi a pochissima distanza da essi e potei così studiarli bene. Vidi Mussolini rallegrarsi come un bambino con il passo da parata dei militari tedeschi (goose step, "passo dell'oca") e con il galoppo della banda militare di cavalleria, in cui i suonatori di timpani dirigono i cavalli solo con la pressione delle loro gambe, poiché hanno le mani occupate a suonare grandi tamburi (noi, in Cile, lo conosciamo bene, o lo conoscevamo, poiché la nostra cavalleria faceva lo stesso e la nostra fanteria ancora marcia con il goose step, per fortuna). Mussolini non nascondeva la sua emozione estetica allo spettacolo e, nel tornare in Italia, impose il goose step all'esercito italiano. In verità, questo passo di marcia è il più impressionante che si possa vedere. In confronto a Mussolini, Hitler mi diede l'impressione di una sorta di armatura ("scaffolding"), di un'impalcatura di legno coperta da vestiti, un automa con una maschera, come un "robot", o con la maschera di un "robot". Durante tutta la cerimonia della parata militare mai sorrise; si mantenne schivo. La sua espressione era inumana, quella di un essere con un proposito continuo, senza senso dell'humor! (L'humor. Qualcosa di cui fanno tanto uso gli esseri del Kaliyuga, ed il Demonio…). Hitler pareva il doppio di una persona reale come se Hitler, l'uomo stesse dentro, come un'appendice, deliberatamente occultato per non turbare il meccanismo.

Miguel Serrano su Carl Gustav Jung e Adolf Hitler

Che straordinaria differenza tra Hitler e Mussolini! Con Mussolini uno sente che si trova vicino ad un essere umano. Con Hitler uno si spaventa ("scared"). Si sa che mai si potrà conversare con quell'uomo, perché non c'è nessuno li. Non è un uomo, è una collettività. Non è un individuo è tutta una nazione (un Tulku, con parole antiche e sacre). Io accetto come letteralmente vero che egli non abbia amici personali. Non ci si può spiegare Hitler mediante un contatto personale, come non si può spiegare un'opera d'arte esaminando la personalità dell'artista. La grande opera d'arte è il prodotto di tutto il mondo in cui l'artista vive e dei milioni di persone che lo circondano e delle mille correnti di pensieri... Mussolini può trovare un successore; ma non vedo chi possa rimpiazzare Hitler. Hitler non si può sposare. Se si sposasse, cesserebbe di essere Hitler. Non mi meraviglierei se egli avesse sacrificato la sua vita sessuale per la causa".

Tutte queste dichiarazioni di Jung sono tanto eccezionali che dovremo tornare più di una volta su di esse.

Continua Jung:
"La vera passione di Hitler è la Germania. Questo significa, a sua volta, che egli è dominato da un'Idea. L'idea è sempre femminile. La mente è una donna, perché la testa, il cervello, è creatore, come il seno materno. L'inconscio dell'uomo è femminile (anima), quello della donna, maschile (animus). Hitler non ha ambizioni personali. Le sue ambizioni vanno molto aldilà dell'uomo corrente. II potere di Hitler non è politico, è magico. Per intendere questo termine è necessario sapere che cos'è l'inconscio. È la parte della nostra costituzione mentale sulla quale non abbiamo quasi nessun controllo, che contiene pensieri ed anche conclusioni di cui non siamo coscienti... II segreto di Hitler non è che lui abbia un inconscio più pieno di pensieri e ricordi rispetto a quello degli altri uomini, ma il suo segreto si trova nel fatto che il suo inconscio ha uno straordinario accesso alla sua coscienza e che gli permette di dominarla e muoverla (il Maestro diceva: "Volontariamente trapassa l'energia al corpo astrale"). È come un uomo che ascolti attentamente una sussurrante voce che arriva da una misteriosa fonte. Ed opera in accordo con essa. Noi abbiamo troppa razionalità per obbedirle. Ma Hitler l'ascolta ed obbedisce.

II vero leader è sempre guidato. Lo stesso Hitler si riferisce alla sua voce. Per questo ha sempre ragione sui suoi consiglieri e sull'opinione degli osservatori stranieri. Questo perché l'informazione accumulata dal suo inconscio e che arriva alla sua coscienza, per mezzo del suo eccezionale talento, è più corretta di tutti quelli che arrivano a conclusioni diverse dalle sue. Hitler non può smettere di obbedire alla sua Voce. Quando annuncio al "Palazzo dello Sport" l'invasione della Cecoslovacchia, la voce dell'Hitler umano tremò. Quale uomo non avrebbe sentito paura in quel momento, nel prendere la decisione che avrebbe potuto compromettere il destino di milioni di persone? Tuttavia, la Voce gli ordinava di andare avanti. E lui doveva obbedirle.

Miguel Serrano su Carl Gustav Jung e Adolf Hitler

Hitler è come Maometto, il Messia della Germania, che insegna la virtù della spada. Lo spirito della Germania ariana deve essere appoggiato dalla spada... Il carattere religioso dell'Hitlerismo è posto in rilievo dal fatto che le comunità tedesche attraverso il mondo hanno adottato l'hitlerismo, nonostante stiano tanto distanti da Berlino. Guardiamo il Sudamerica, specialmente le comunità tedesche in Cile. Se Hitler parla gridando si deve al fatto che deve fare così, perché attraverso di lui si esprime L'inconscio collettivo della sua razza. La sua voce è, perlomeno, quella di settantotto milioni di tedeschi. Deve gridare anche in una conversazione privata... La Voce che egli ode è quella dell'inconscio collettivo, specialmente quella dell'inconscio collettivo della sua razza; ma anche di molti milioni di inglesi, francesi e persino cechi, che sentono ammirazione per lui, oltre il timore".

Nel giornale, "The Observer" di Londra, del 1936, Jung dichiara:
"La politica tedesca non è fatta, è rivelata attraverso Hitler. Lui è la voce degli Dei... Hitler governa attraverso rivelazioni. Per questo la sensibilità esagerata dei tedeschi davanti alla critica o all'attacco al loro leader. È una blasfemia per essi, perché Hitler è il loro Oracolo. Quando Hitler fu pressato da altre nazioni affinché non si ritirasse dalla Lega delle Nazioni, si ritiro per tre giorni nel suo rifugio e, dopo, senza nessuna spiegazione, disse: "La Germania deve ritirarsi".

Questa è una rivelazione. In Germania si lavora oggi per la creazione di un'aristocrazia. Le SS stanno per essere trasformate in una casta di cavalieri (come i Cavalieri Teutonici ed i Templari) che governeranno sessanta milioni di tedeschi... Senza l'idea di un'aristocrazia non c'è possibile stabilità. Voi in Inghilterra dovete ai gentleman il possesso del mondo".

Mai nel nostro tempo, con il linguaggio del nostro tempo, si è scritto così su Hitler, nessuno ha analizzato con questa capacità di penetrare le profondità. Voglio pensare che Jung non pote andare ancora più lontano, perché si perse la guerra. In questo modo si trovava impossibilitato a sviluppare nella giusta misura la sua teoria dei due Inconsci Collettivi, del sonnambulismo di Hitler e della voce che lui ascoltava.

Anche sull'inconscio femminile dell'uomo e sull'inconscio maschile della donna. Voglio credere che Jung sapesse, poiché forse da li lo dedusse, che l'inconscio collettivo non è niente di più che la "memoria del sangue" degli antichi Minnesaenger, dei trovatori iniziati germanici che la cantavano; la Minnetrinchen, o i Minnetrinker che la bevevano; o la Mannerbunde, l'ordine dei camerati che se la scambiavano. È la Spada chiamata "Memoria del Sangue" dei Cavalieri del Gral.

Perché la "Memoria del Sangue" è il fiume delle immagini che circolano eternamente nella luce del Sole Nero e si riproducono nel corpo astrale. Questo, e non altro, è ciò che Jung ha denominato con parole del gergo della psicanalisi giudaica, di cui voleva liberarsi nella sua rottura con Freud.

Nello stesso modo l'"inconscio femminile" e l'"inconscio maschile", Vanimus e Yanima sono traduzioni in un linguaggio organico di ciò che gli esoterici vanno affermando da sempre, che il "corpo del desiderio" dell'uomo è femminile e quello della donna, maschile.

In quanto alla possessione di Hitler da parte di un Archetipo, la sua analisi, acquista un'importanza senza limiti.

Jung dice:
"Sembra essere il doppio di una persona reale, come se Hitler, l'uomo, stesse dentro, come un'appendice, deliberatamente occultato, per non perturbare il "meccanismo".

Qui c'è permesso, grazie a questa eccezionale descrizione di un uomo che vide Hitler da molto vicino, come ci dichiara, di poter collegare la sua analisi con le riflessioni che sulla manifestazione dell'Archetipo iperboreo siamo venuti facendo in queste pagine.

Miguel Serrano su Carl Gustav Jung e Adolf Hitler

Chiariamo che lo stesso termine l'abbiamo tratto da Jung, dall'inizio, con la speranza di raggiungere questo punto in cui ora ci troviamo. Come a tutto ciò che precede preferiamo dare anche a questo termine il suo significato antico, di idea, o entelechia, con il significato che ebbe per Platone. E andare ancora più lontano, identificandolo con gli Dei del germanesimo, come in realtà intendiamo quella "espressione dell'Inconscio Collettivo Ariano", cioè della "Memoria del Sangue Ariano". II Dio degli ariani si starebbe esprimendo attraverso Hitler grazie al fatto che egli, premeditatamente, sparisce come individuo, come uomo, come essere umano, per incarnare quel Dio, per lasciare che parli, per ascoltare la sua Voce, nel "suo sangue" e permettere che Lui lo manipoli per mezzo dello "strumento dei suoi geni", per così dire.

Hitler, avvalendosi della tecnica di un'iniziazione, sparisce come un'appendice, si occulta a se stesso, per non perturbare il "meccanismo" della rivelazione.

Perciò, il mio Maestro diceva che Hitler era un iniziato. Perché questo e non altro è l'iniziazione. Scoprire la chiave, la scienza che permetta di essere posseduto dal "proprio" Dio. Morire affinché Lui viva. Ed è molto probabile che quel Dio siamo noi stessi, il corpo astrale con un volto, il figlio dell'uomo. Non un "io", molti: NOI. Perciò Hitler anche sarebbe un Dio e se Jung non lo riconobbe, io si.

È triste che ci possa accadere ciò che accadde al pastore che cercava Krishna attraverso le valli e le cime Himalayane. Un giorno, Krishna passo vicino al pastore e il pastore non lo riconobbe e perciò egli cantava, singhiozzando: "ho perso il mio cuore nel cammino e non l'ho trovato mai più".

Jung non si sbaglio quando affermò che Hitler avrebbe potuto impressionare altri popoli, oltre i tedeschi, poiché rappresentava l'inconscio Collettivo ariano (intervista di Howard L. Phip in The Psicologist, di Londra nel maggio del 1939). Altri uomini sono egualmente impressionati dalla sua presenza. Già a suo tempo, abbiamo visto che fu così; stranieri che non intendevano il tedesco furono letteralmente trascinati dai suoi discorsi. Uomini e donne inglesi, americani, francesi, belgi, sudamericani.

Léon Degrelle non era tedesco, ne Doriot, ne lo stesso Mussolini. In quanto al Cile, sarebbe errato affermare che soltanto le minoranze tedesche nel sud furono sue seguaci. Già abbiamo visto quello che accadde al nazismo cileno, al brasiliano e a tanti altri. Senza andare molto lontani, a me stesso. E in Norvegia, a Knut Hamsun e nel Nordamerica, a Ezra Pound. Questo, mentre Hitler stette sulla superficie della terra.

Oggi, dopo quaranta anni dalla sua scomparsa. La sua figura si ingigantisce nel mito nonostante ciò che si fa per evitarlo. Anche quelli che l'attaccano l'ammirano, poiché questo attacco è una forma del fascino. Ed e su questo punto che bisogna soffermarsi, poiché non ha altra spiegazione razionale.

Se Jung pote credere, a volte che l'hitlerismo rappresentasse solo una religione nazionale della Germania, si è sbagliato, poiché la sua "religione" è di carattere universale. Ha tutti gli ingredienti mitici ed archetipici di ciò, come andremo comprendendo. II popolo tedesco è soltanto il suo migliore veicolo.

Nulla si può contro di esso. Lo stesso elemento dell'origine del Cristianesimo ci illumina. I romani fecero tutto il possibile per evitare il contagio. Fu invano.

Anche Jung, nella stessa intervista che abbiamo riprodotto in parte, stabilisce un paragone tra il popolo giudaico e quello tedesco:

Miguel Serrano su Carl Gustav Jung e Adolf Hitler

"I giudei, dopo la prima schiavitù di Babilonia e più tardi, con la minaccia romana di farli sparire dalla terra, sviluppano un "complesso d'inferiorità" - secondo Jung - e "inventano come compensazione l'idea di un Messia, che verrà a consegnare ad essi i frutti di questo mondo. Anche i tedeschi, arrivati tardi alla spartizione di colonie, dello "spazio vitale", ed umiliati a Versailles, sviluppano un simile sentimento di fronte ad inglesi e francesi, che si sono spartiti il mondo. Hitler è il Messia che promette ad essi ciò di cui sono ansiosi, che pone un balsamo sul loro sentimento di postergazione".

È strano che una persona come Jung non sia stata capace di staccarsi da quella tendenza giudaica di tentare di spiegare ciò che è in alto per mezzo di ciò che e in basso, il grande per mezzo del piccolo, riducendo i livelli. In questo non c'è molta differenza tra lui e Freud, che pretendeva di trovare la causa della bellezza sublime della pittura di Leonardo (il pittore-mago) in un complesso di Edipo, o in tendenze occulte omosessuali.

Jung non pote distaccarsi dall'invenzione freudiana e giudaica del subcosciente organico psichico, quella costruzione diabolica della fine del secolo XIX e degli inizi del secolo XX, che riduce tutto di livello. Quanto più appropriato sarebbe stato riferirsi ad un Supercosciente, che elevi tutto, trattandosi del mondo della Divinità, degli Dei e degli archetipi iperborei. Nel mio libro "II cerchio ermetico", tocco questo tema in una conversazione con la dottoressa Jacobi.

Denis de Rougemont, autore di quell'importante libro "L'Amour et I' Occident", ha visto con totale esattezza il fenomeno Hitler. Egli scrive le seguenti righe straordinarie:

"Alcuni hanno pensato, per avere sentito in sua presenza una specie di brivido di orrore sacro, che lui sia il seggio di una dominazione, di un trono, di una potenza, come San Paolo chiamo gli Spiriti di secondo rango, che possono penetrare nel corpo umano ed occuparlo, come un'arma-tura. L'ho ascoltato pronunciare uno dei suoi grandi discorsi. Da dove gli viene il potere sovrumano che esprime? Un'energia di quella natura, lo sappiamo molto bene che non appartiene all'individuo, come parimenti, non si potrebbe manifestare se l'individuo continuasse a contare e non ci fosse il sostegno di una Potenza che sfugge alla nostra comprensione e si sovrappone alla nostra psicologia. Ciò che dico sarebbe un romanticismo della più bassa qualità, se l'opera realizzata da quell'uomo - beninteso, da quella Potenza attraverso di lui - non fosse una realtà che provoca lo stupore del secolo".

E Goebbels dichiara, riferendosi al suo Fuehrer:

"Chi può vantarsi di averlo visto com'è realmente? Egli si muove nel mondo dell'assoluta Fatalità. Nessun'altra cosa ha senso, ne il bene, né il male, né il tempo, né lo spazio. Quello che lui è l'ignoro. È realmente un uomo? Io non potrei assicurarlo. Ci sono momenti che mi produce spavento...".

È così. L'archetipo iperboreo elegge i mezzi più adatti affinché il suo intervento in questo mondo abbia efficacia. Prepara, monta il suo "macchinario". Niente di più adatto per l'espressione di un archetipo dell'inconscio collettivo ariano - per continuare con la terminologia junghiana - che il popolo di razza germanica con il suo sentimento di postergazione come suo motore dinamico.

Hitler stesso lo disse:
"Se avessi trovato un altro popolo più adatto di quello tedesco, sarei andato li. Con tutti i suoi limiti è il migliore".

In termini antichi, con parole sacre, che usava il mio Maestro: si tratta dell'incarnazione dell'Avatara di Vishnu, di Shiva, o, più esattamente, di Wotan. Del suo avvento per lavorare tra i Vira, tra gli eroi.

Fonte: Adolf Hitler - L'ultimo Avatara di Miguel Serrano

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